Aggiornato il 4 gennaio 2008

 

 

Alla scoperta dell’Oltrepò nascosto

 

 

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L’Oltrepò è un territorio meraviglioso, un triangolo all’estremo sud della Lombardia, con una stretta fascia pianeggiante lungo il Po, una fascia collinare ricca di vigneti che danno lavoro ad oltre 4000 cantine e per il resto si arrampica sull’Appennino Pavese, che arriva fino ai 1724 metri del monte Lesima.

L’Oltrepò è bello, vi si trovano ancora angoli incontaminati, boschi di castagni dove si rifugiano volpi e cinghiali, e tanti, tanti paesi e frazioni abbandonati ...

In questo territorio poco conosciuto e poco “promosso”, lavorano ancora piccoli produttori di formaggi, miele, salumi, frutta, produttori che hanno scelto di allevare animali autoctoni in via d’estinzione, produttori che con il loro

 

 

operato lottano contro l’abbandono del territorio e contribuiscono al recupero dei terreni incolti, e ristoratori che utilizzano questi prodotti per riproporre i piatti tipici. Vi sto raccontando di piccole aziende delle quali non vedrete mai la pubblicità: sono troppo piccole per permettersela e non realizzano che piccole produzioni.

 

Ma proprio per questo vanno “promossi” e valorizzati.

 

Se volete scoprire l’Oltrepò “nascosto”, i piccoli produttori che non hanno un sito internet e che non fanno pubblicità, i ristoranti che preparano piatti tipici con i prodotti locali, i borghi e le frazioni che non compaiono in nessun depliant pubblicitario, contattatemi: in collaborazione con le aziende che hanno aderito a questa iniziativa di promozione del territorio possiamo organizzarvi una giornata, un fine settimana o un soggiorno più prolungato sul territorio.

 

... ne vale veramente la pena!

 

Rosita Viola - Agenzia Promoemozioni –

tel. e fax +39 0383 940 664 – mobile +39 349 64 18 980 e-mail info@promoemozioni.biz

 

 

Nota: la presente si configura come offerta promozionale

delle aziende proponenti e non come proposta “di pacchetto turistico”.

 

 

 

L’Oltrepò da scoprire

 

 

Bagnaria. Il paese in antico era detto "Balnearia" per la presenza di alcune terme conosciute già dai romani. Nel 1157 Federico Barbarossa la diede in feudo al Vescovo di Tortona che, a sua volta, ne investì i conti di Lavagna tanto che uno dei rami di questa famiglia prese il nome di Signori di Bagnaria. Nel 1467 il duca di Milano Galeazzo Maria Sforza la diede in feudo a un certo nobile Busseti, ma successivamente Gian Galeazzo Sforza, duca di Milano, la concesse nel 1485 a Carlo Fieschi. L'imperatore Carlo V, successo nel ducato di Milano, confiscò il feudo ai Fieschi ribelli e lo donò nel 1548 ad Andrea Doria, famiglia che lo tenne sino al 1792. Dell'antico fortilizio, su un promontorio nella parte più alta del paese resta soltanto un rudere della torre, crollata in gran parte per il terremoto del 1828. Da vedere il borgo ad impianto medioevale costituito da case in pietra, la chiesa parrocchiale dedicata a S. Bartolomeo risalente all’epoca romanica con all'interno una pregevole balaustra dell'altare maggiore di marmi di vario colore, sulla sinistra della chiesa, un edificio civile sul cui portale in pietra vi è un architrave recante lo stemma dei Malaspina: un ramo spinato. Nella parte alta del paese si conserva uno spezzone dell’antica rocca. Nei dintorni, nella frazione Livelli, è di notevole interesse la chiesa di epoca medioevale e il borgo, da visitare il Santuario situato nella frazione Coriola.

 

Bagnaria

 

Bosmenso. In questa frazione di Varzi sorge un'antica chiesetta romanica con portale in arenaria decorata. All'interno si possono ammirare dipinti d'arte popolare raffiguranti San Giorgio e la Vergine e una pregevole tela del XVII secolo, detta Madonna col bambino.

 

La Valle Staffora da Piumesana

La Valle Staffora da Piumesana

 

 

Cecima

Cecima

 

 

L’idromele di Campo Giardino
di Cervesina

L’idromele di Campo Giardino

di Cervesina

 

 

 

Cecima. La chiesa parrocchiale dei Santi Martino e Lazzaro, tardogotica, fu iniziata dal cardinale Jacopo Ammanati Piccolomini, vescovo di Pavia, nel 1473 come testimonia l'epigrafe murata sul fianco destro esterno del monumento. La facciata presenta un bel portale quattrocentesco in cotto, fregi esterni e interni e del rosone. La facciata e il campanile conservano per due terzi disegno e struttura originari, mentre il corpo della chiesa appare sostanzialmente rifatto.

 

Cella di Varzi. Il Tempio della Fraternità dei Popoli, edificato nel 1951 sui resti dell’antica chiesa di San Marzano del XV secolo, è decorato con cimeli provenienti da diversi campi di battaglia della Seconda Guerra Mondiale.

Trebbiano

Trebbiano

 

 

Il fonte battesimale è ricavato dall’otturatore di un cannone, il pulpito dai resti di navi distrutte, i tabernacoli da proiettili inesplosi, l’altare maggiore da rovine provenienti dalle città bombardate di Nagasaki e Hiroshima. È visitato continuamente da turisti per le caratteristiche peculiari che lo contraddistinguono.

 

Codevilla. I due centri storicamente più importanti del comune di Codevilla sono l'attuale capoluogo e la sua frazione Mondondone: mentre quest'ultima ebbe per lungo tempo la preminenza politica, il primo mantenne sempre la maggiore importanza religiosa. Entrambi estendevano, nel loro campo, la propria influenza anche sulle zone circostanti (Torrazza Coste, Retorbido). Mondondone, che sorge su un colle dominante il capoluogo, è noto fin dal X secolo (997): era compreso nella contea di Tortona, e apparteneva in gran parte al Monastero del Senatore in Pavia; nel 1164 la città di Pavia ne acquisì anche il dominio politico, facendone sede di una delle podesterie o squadre in cui era diviso il territorio: il monastero del Senatore ne manteneva però la signoria e nominava il podestà. Nel 1412 la squadra di Mondondone, comprendente anche Codevilla e l'attuale comune di Torrazza Coste nonché la frazione Garlassolo del comune di Retorbido, fu data in feudo a Rainaldo Beccaria del ramo di Pieve del Cairo. Nel 1610, estinti questi Beccaria, il feudo fu venduto ai conti Rovida di Pavia, cui restò fino all'abolizione del feudalesimo (1797). In tutto questo periodo Mondondone era rimasto sede comunale.

Ai suoi piedi era andato sviluppandosi Codevilla, che almeno dal XVI secolo era divenuto il centro più importante, e anzi uno dei più popolosi della zona.

Moglie

 

 

Santa Margherita di Staffora

Santa Margherita di Staffora

 

 

Si era sviluppato nel basso medioevo poco distante dall'antica pieve di San Martino della Luta (nota fin dal XII secolo e crollata definitivamente nel corso del XVII secolo), decaduta in seguito all'abbandono dell'antico villaggio cui faceva capo in favore di quella che oggi è Codevilla. In questo spostamento va ricercata l'etimologia di Codevilla, e cioè in cò ad la vila (in capo alla "villa", il precedente villaggio presso la Pieve). La Pieve di San Martino della Luta si trovava presso l'odierna località S. Martino, situata lungo la str. Ferretta che collega Codevilla a Voghera, a circa 2 km. dal nucleo più antico di Codevilla. L'antico borgo sorgeva attorno a una rocchetta nei pressi del torrente oggi noto come Luria (forse all'epoca Luta). Nel 1814 Codevilla divenne sede comunale, e Mondondone fu ridotto a frazione.

 

Fortunago. Sulla sommità di un colle, a 483 metri, dove un tempo sorgeva la rocca, si erge la chiesa parrocchiale del XVII secolo dedicata a San Giorgio, che domina le case del borgo.

Il parco denominato anche "collina sacra" grazie alla nidificazione di numerosi rapaci, è collocato su un altopiano a circa 600 metri di altitudine, ed è caratteristico per la flora spontanea, in particolare alcuni esemplari protetti di orchidee e astragalo e per la presenza di daini e caprioli.

 

Godiasco. Di fondazione probabilmente celtica, nel 222 a.C., Godiasco fu sottomessa dal console Marcello. Attorno all’anno Mille gli Obertenghi occuparono la valle Staffora, la più breve via di comunicazione tra la Lombardia e il mare e Godiasco poté godere del vantaggio di trovarsi sulla Via del Sale.

I torrioni delle mura furono opera dei Malaspina come il Castello, non più esistente, munito di tre ordini di mura. Nel primo ventennio del 1400 il Marchesato di Godiasco, tolto ai Malaspina, fu concesso al Conte di Carmagnola da Filippo Maria Visconti, con crescita della sua importanza politico-militare.

Rivanazzano

Rivanazzano

 

 

Al Ristorante Selvatico
di Rivanazzano

Al Ristorante Selvatico

di Rivanazzano

 

 

La struttura medioevale del borgo di Godiasco è confermata dalla toponomastica, con suggestivi richiami a mestieri antichi (conciatori, boscaioli, ecc.).

Vedi anche Salice Terme – frazione di Godiasco.

 

Monte Alpe. La riserva naturale del Monte Alpe è gestita dall’Azienda Regionale delle Foreste. Si possono trovare specie naturali come la rosa canina, l’anemone epatica, l’orniello. Nell’area si svolgono degli esperimenti, come sulla formica lugubris, una specie di predatrice di larve d’insetti e sulla processionaria del pino, pericolosa per i boschi di pino nero. Nella zona nidificano rapaci come lo sparviero, la poiana, l’allocco, mentre ai margini della riserva vivono il picchio rosso maggiore, la pernice rossa, il saltimpalo, la sterpazzolina e inoltre sono visibili scoiattoli, ghiri, cinghiali e moscardini. Roggia Torbida. La Garzaia della Roggia Torbida, delimitata dalla strada Bottarone - Salice Terme, dalla ferrovia e dalla Roggia Torbida vede la presenza, oltre che degli aldeidi, della faina e del topolino della risaia che costruisce tipici nidi a palla, appesi alla vegetazione palustre.

 

Montesegale Su un'altura, in prossimità del paese, si erge il castello che ha subito nei secoli profonde trasformazioni. Il luogo fu espugnato nel 1415 dal Conte di Carmagnola, capitano di ventura assoldato dai Visconti.

Casale Staffora

Casale Staffora

 

 

Godiasco

Godiasco

 

 

Il castello sorge in posizione chiave per il controllo dell'alta e della bassa valle del torrente Ardivestra; dal castello sono visibili Rocca Susella, Stefanago e Torre d'Alberi fino alla Val di Nizza.

 

 

 

Oramala*. Vedi Val di Nizza

Formaggi di Lino Verardo
di San Ponzo

Formaggi di Lino Verardo

di San Ponzo

 

 

Pieve di San ZaccariaLa Pieve di San Zaccaria*

 

 

Pietra Corva. Il giardino alpino di Pietra Corva si trova a 950 metri di altitudine sulla pendice nord-ovest del monte omonimo, una delle vette maggiori della catena montuosa dell’Oltrepo Pavese ed è compreso nel Comune di Romagnese. La località è raggiungibile facilmente da Pavia, Piacenza, Genova e Alessandria. Ideatore e realizzatore del giardino botanico Alpino è stato il dr. Antonio Ridella, veterinario condotto deceduto nel 1984, aiutato dal suo collaboratore Cesare Soffritti, che volle collezionare specie tipiche di vegetazione e di flora delle zone più elevate delle catene montuose, attribuendo molta importanza all’aspetto tecnico-colturale. Le specie presenti hanno origini varie e i gruppi più rappresentati sono quelli di Alpi, Appennini, Pirenei e Ande. Molti visitatori sono attratti non tanto dal significato botanico quanto dalla bellezza dei colori, delle vistose fioriture e dallo splendore vegetativo che si manifestano nei mesi di maggio e giugno.

Buttafuoco chinato di Pellegrini
di Stradella

Buttafuoco chinato di Pellegrini

di Stradella

 

 

 

Pietragavina. Collocato ad una altitudine di m 860, è un villaggio di impianto medioevale. Sotto la sovranità dello Stato di Milano ebbe come feudatari prima i Malaspina e successivamente i Dal Verme. Dei primi conserva l'attuale castello, recentemente restaurato e ormai di proprietà privata, dal quale si gode una bellissima vista sull'Appennino. Ogni anno vi si svolge una tradizionale sagra delle castagne.

 

Rivanazzano.  Tanti sono i monumenti che consigliamo di visitare a chi decide di trascorrere le proprie vacanze a Rivanazzano; oltre alla possibilità infatti di trascorrere giorni all’insegna del relax, del benessere e della salute, ci sono attrattive culturali interessanti. Prima di tutto è da visitare la Torre pentagonale. Costruita nel XII secolo, essa rappresenta uno dei rari esempi di fortificazione non esagonale.

La cantina di Franco Pellegrini

La cantina di Franco Pellegrini

 

 

A facce non regolari, con otto feritoie e base scarpata, il manufatto faceva parte di un più vasto complesso cinto da mura, entro il quale sorgeva un castello di cui sono rimasti pochi resti.

Interessante è anche la chiesa della S.S. Trinità. L'edificio, in pietra a mattoni a vista, presenta una facciata di stile neo classico con grande portale centrale a cui sono affiancati due piccoli ingressi sormontati da due affreschi di scuola popolare.  All'interno da vedere è un coro ligneo seicentesco, un dipinto raffigurante "L'Annunciazione" e un organo seicentesco, recentemente ristrutturato, che è fra i più antichi della Lombardia. Caratteristico è anche l’Oratorio di S. Rocco, risalente al XVII secolo. Presenta una facciata in stile neoclassico, in pietra e con un piccolo campanile; l'interno, maestoso, è ad unica navata con altare barocco in marmi di vari colori, mentre nell' abside è conservata una statua in gesso del Redentore.

Nazzano – Villa Sampietro

Nazzano – Villa Sampietro

 

 

Da non perdere è poi la chiesa Parrocchiale di S. Germano. La facciata d'ordine corinzio è dotata di due porte minori che affiancano il portone centrale; l'interno della chiesa è suddiviso in tre navate e presenta un grande altare in marmi policromi. All'interno, decorato da due pregevoli affreschi di Paolo Borroni (1749-1819) e di Rodolfo Gambini (1855-1928). L'antica abside costituisce l'attuale cappella del Rosario, mentre le due navate minori e il coro furono aggiunti negli anni 1820-1822. Il campanile, in parte rovinato, fu ricostruito nel 1861. La parrocchiale di San Germano, vescovo di Auxerre, morto a Ravenna nel 448, fu eretta nel 1686 dove sorgeva l'antica pieve ricordata in documenti del '500.

Interessante è pure il Palazzo Comunale; in stile gotico, esso presenta porticati ad arco acuto e finestre bifore al piano superiore, al cui centro spicca la balconata sormontata dalla torre dotata d'orologio. Vi consigliamo di visitare anche Nazzano, dove molto bella è la chiesa di S. Giovanni Battista.

Campo Giardino a “Fa la Cosa Giusta” – Milano 2007Campo Giardino a “Fa la Cosa Giusta” – Milano 2007*

 

 

Risalente al XV sec. e riedificata nel 1819, presenta un'unica navata, mentre la facciata è in stile neoclassico con timpano ed un unico portale d'ingresso.

Il castello rimane però simbolo del piccolo paese. Fatto costruire in laterizi dai Malaspina verso l'anno mille, ha subito agli inizi del secolo radicali trasformazioni. Sorge sulla sommità di un colle a 339 metri di altitudine e controlla l'imbocco della valle del torrente Staffora. Nel 1905 fu restaurato dai Marchesi Roverato, i cui eredi ne sono tuttora proprietari, trasformandolo in abitazione privata senza purtroppo rispettare i criteri stilistici dell'epoca. E' costituito da un corpo principale, una rocca d'impianto rettangolare e da un'alta torre, adiacente, a pianta quadrata. La facciata è arricchita da un grande ogivale cieco, un motivo insolito in area lombarda.

 

San Paolo in Val di Nizza

San Paolo in Val di Nizza

 

 

Rocca Susella. La Pieve di San Zaccaria* è un importante monumento del romanico lombardo del XII secolo, la cui struttura originaria nel tempo ha subito trasformazioni e restauri. La facciata della chiesa è suddivisa da quattro semipilastri in cinque grandi comparti in arenaria e in cotto e contribuisce, con la policromia, alla bellezza e all'armonia del disegno generale. Il portale ad arcate a tutto sesto è fortemente strombato; sopra il portale c'è una bifora sormontata da due oculi. L'interno è a tre navate, quella di sinistra conservata solo in parte; delle tre absidi originarie manca quella di destra.

I capitelli in arenaria, con fiere in lotta fra loro, teste umane e l'immagine di una sirena a due code ricordano, nella tecnica e nei motivi, i capitelli della Basilica di San Michele in Pavia.

 

Salendo a Vignola

 

 

 

Romagnese. Il museo civico di arte contadina si trova nella torre del castello di Romagnese, e vuole trasmettere alle generazioni future un'eredità storica che merita di essere sempre ricordata. E' di notevole interesse tecnico e conserva un legame con le proprie origini al fine di evitare la scomparsa delle piccole comunità di paese. Gli arnesi degli artigiani di un tempo, l'ambiente dove si svolgevano le loro attività sono caratteristici di un momento storico particolare. La bicicletta dell'arrotino, il banco del barbiere, la macchina per filare, gli arnesi del falegname fotografano momenti di vita lavorativa così come l'angolo della cucina e quello della toeletta esprimono veri momenti di vita semplice. 

Codevilla

Dintorni di Codevilla

 

 

Salice Terme. È il più importante centro termale nella provincia di Pavia, famoso per le sue acque e i suoi fanghi salsobromoiodici e solforosi, i cui benefici terapeutici furono riscoperti nell’’800.

 

Sant'Alberto di Butrio. In un grande bosco di faggi e di castagni, a 682 metri di altitudine, sorge l'Abbazia di Sant'Alberto di Butrio, fondata, secondo la tradizione, dal monaco Alberto nel XI secolo e ricordata in una lettera di Gregorio VII del 1074. Ancora oggi il luogo crea un'intensa suggestione ambientale, religiosa e artistica, senza confronti nell'ambito dell'Oltrepo. Il complesso si compone di tre chiesette, connesse fra loro e comunicanti, dedicate a Santa Maria Genitrice, a Sant'Alberto e a Sant'Antonio, edificate in età successive, con affreschi e bellissimi capitelli.

Il greto dello Staffora a Salice

Il greto dello Staffora a Salice

 

 

Accanto vi sono un torrione quadrato con una campana, che reca la data del 1453, e un piccolo chiostro.

 

Torre d'Alberi. Sulla sommità di un poggio, in un bosco, si leva il castello con torre quadrata, in pietra locale e in mattoni a vista, da tempo dimora dei conti Dal Verme. Nel cortile del castello, appoggiata alla parete orientale, dal 1922 è collocata una stele funeraria figurata del I secolo d.C. di notevole interesse e recante la dedica a Marcus Octavius Macedo (nel testo leggasi Macedoni) e a Cottia Polla, proveniente dalla vicina Valverde.

 

Val di Nizza. Il comune di Val di Nizza, con le sue venti frazioni, sorge lungo il corso del torrente Nizza, inserito in una cornice naturale di particolare bellezza, con la possibilità di suggestive passeggiate nei boschi.

Al ristorante Selvatico

Al ristorante Selvatico

 

 

Val di Nizza vanta opere storico-artistiche interessanti, tra le quali spicca per imponenza il castello di Oramala*. Recentemente ristrutturato, risale all’XI secolo, e fu culla della potente famiglia Malaspina, che da lassù dominava l’intera vallata; si erge infatti a 758 metri di altitudine su un poggio conico. Mostra ancora i segni dell'antica potenza, quando faceva parte di un sistema di controllo del feudo sulla Valle Staffora. Qui, dove il tempo sembra essersi fermato, si può oggi visitare il museo del ferro battuto, in cui sono conservati gli attrezza degli antichi mestieri.

Monumenti di particolare bellezza si trovano ovunque… La chiesa di San Paolo Apostolo, ricostruita nel 1700, che conserva un prezioso tabernacolo di legno scolpito, domina la bassa valle del Nizza. Nel piccolo borgo di Sant’Albano sorge l’antica pieve del 1400, rifatta in parte con le pietre di un castello di cui non restano tracce. Val di Nizza offre golosi prodotti che si possono gustare nei ristoranti e negli agriturismo oppure acquistare direttamente dai produttori.

Autunno Pavese 2006 – I sommelier di AIS - Delegazione di Pavia - ai Laboratori del Gusto

Autunno Pavese 2006 – I sommelier di AIS - Delegazione di Pavia - ai Laboratori del Gusto

 

 

 

 

Varzi. La Chiesa dei Cappuccini dedicata a San Germano con facciata tardoromanica (fine XII sec., inizi XIV sec.), presenta il portale con rilevante fregio e all'interno capitello con telamone. Fu restaurata nel 1920 e nel 1971 fu ricostruita la volta a capriate. Durante i lavori, venne alla luce un affresco datato 1484 raffigurante l'Annunciazione e oggi è visibile lo stemma dei Marchesi Malaspina.Varzi ha un borgo caratteristico con triplice cinta muraria di cui sono visibili le tracce; il castello e le torri ancora oggi, insieme ai portici e alle strette vie, rievocano un suggestivo carattere medioevale. Di rilievo anche le due chiese barocche del XVII secolo, la chiesa dei Bianchi e la chiesa dei Rossi.

 

Varzi

Varzi

 

 

Voghera. L'antica Voghera viene riconosciuta come la romana Iria, erede di un precedente villaggio abitato da popolazioni iberiche, celtiche e da Liguri Iriati (che diedero origine al toponimo). Dopo essere divenuta colonia militare romana (44 a.C.), ed essere stata distrutta completamente dai Rugi, dal I secolo d.C. il borgo assunse il nome di Vicus Iriae, semisconosciuta città di passaggio per i viaggiatori stranieri diretti a Roma in pellegrinaggio. Tra questi, il patrono della città San Bovo ,che secondo la tradizione vi fece tappa e compì diversi miracoli. Indicata come Viqueria dal X secolo, si sviluppò come comune dotandosi di una cerchia difensiva di mura (coincidenti con l'attuale circonvallazione interna). Fu coinvolta in numerose guerre tra ducati e fu più volte contesa tra francesi e spagnoli, fino a quando nel 1743 con il concordato di Worms passò ai Savoia.

Voghera

Voghera

 

 

Nel 1748 il Governo Piemontese eresse Voghera a capoluogo di Provincia, comprendente non solo l'Oltrepò Pavese e il Bobbiese, ma anche parte del territorio dell'attuale Provincia di Alessandria.

Nel 1800 fu occupata da Napoleone, che a Palazzo Dattili instaurò il suo quartier generale per la Battaglia di Montebello, dal 1805 entrò a far parte del dipartimento di Genova, nel 1814, dopo la sconfitta di Napoleone, fu occupata dagli Austriaci che la resero ai Savoia. Dal 1860 entrò a far parte della provincia di Pavia. Fu duramente colpita dai bombardamenti durante la seconda guerra mondiale, a causa della sua posizione "strategica" all'incrocio tra le direttrici Milano-Genova e Torino-Bologna.

Importanti monumenti della città sono il Duomo (XVII secolo), dedicato a S. Lorenzo Martire; la chiesa di S. Giuseppe dotata di una pregevole facciata barocca; la chiesa del Carmine, che rappresenta una transizione tra il rinascimentale ed il barocco; il palazzo Gounela, sede del Municipio;

Il Park Hotel a Salice Terme

Il Park Hotel a Salice Terme

 

 

l'imponente Castello visconteo, eretto tra il 1335 e il 1372 e adibito a carcere fino al secolo scorso; il teatro Sociale, in fase di ristrutturazione; il Tempio Sacrario della Cavalleria (Chiesa di Sant'Ilario o Chiesa Rossa, risalente all'VIII secolo); la Civica Biblioteca Ricottiana e l'adiacente Museo Storico (che conserva, tra i vari cimeli, la vettura "A 112" del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e un'arma che una leggenda vuole sia quella che abbia ucciso Mussolini).

 

Zavattarello. Il castello, che sovrasta l'abitato, si erge su un colle boscoso a 608 metri di altitudine e dalla sua posizione dominante controlla le due valli. Durante l'ultima guerra mondiale, l'interno del castello fu saccheggiato e dato alle fiamme dalle truppe nazifasciste.

 

 

La legatura del salame di Varzi

La legatura del salame di Varzi

 

 

La Via Francigena. La Via Francigena fu un asse che favorì la crescita culturale, economica e religiosa dei Paesi che collegava. La Via attraversava l’Italia da Roma al Gran San Bernardo, la Svizzera, la Francia e l’itinerario fu descritto dal Vescovo Sigerico nel ’990 nel suo diario e nel 1994 il Consiglio d’Europa lo ha elevato a itinerario culturale europeo: ha più varianti in quanto era un’area di strade e non un percorso fisso; ne ricorderemo una che acquistò importanza a partire dal XIV secolo. E’ il percorso che, provenendo dalla Francia meridionale, attraversava le Alpi al Moncenisio, Monginevro per giungere a Torino, Asti, Alessandria fino a Voghera; da qui proseguiva per Casteggio, Broni e Stradella. Diverse sono le fonti documentarie, tra le quali si segnalano il libro del Conte di Montanban Barthèlemy Bonis, mercante francese che si recò a Roma nel Giubileo del 1350 per sciogliere il voto formulato in occasione della peste del 1348, e nell’itinerario di un pellegrino anonimo nel 1477, che descrive il viaggio da Firenze a Santiago di Compostela.

Nazzano – Concerto a Villa Sampietro

 

 

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San Ponzo – vacche VarzesiSan Ponzo – vacche Varzesi*

 

 

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